Telecronaca: Atletico S.Elena - F.C. Lucernate

Ossimoro: accostamento di due termini dal significato esattamente opposto, usato in poesia per catturare l'attenzione del lettore. Ossimoro: giocare bene, anzi benissimo, pressare, correre, verticalizzare e finalizzare, ma allo stesso tempo sprofondare nell'oblio della sconfitta. L'utopia zemaniana di un calcio totale e ben orchestrato subisce l'ennesima confutazione alla regola. Niente a che vedere col Sassuolo di Di Francesco, anche se gli indizi potrebbero indurre a questo errore. Niente serie A, giocatori strapagati, niente sponsor, niente di niente. Qui stiamo parlando di una squadra "di provincia", una squadra, un gruppo di amici, una grande famiglia, in grado di infiammare la piazza. Lo sport dovrebbe essere proprio questo, l'unione di più persone, con diversa cultura, storia, strada; l' incontro di tanti ragazzi, bambini, adulti, anziani con la passione del pallone. Un momento per divertirsi tutti insieme, "per dire tocca a me", e passare un felice pomeriggio di festa e condivisione.


Anche la curva, il luogo più soggetto a critiche di vario genere, chiusa al Meazza causa "insulti territoriali", qui a Sant'Elena torna a essere la divulgatrice, la narratrice di valori così alti. Un applauso di ben oltre 2 minuti per il numero 1 della Lucernate, infortunato e costretto a lasciare il campo proprio sul più bello, a circa 5 minuti dalla gloria eterna, dal trionfale ed epico ingresso nel Parnaso del calcio giocato, come promessa, patto insolubile di tale situazione. Sì perché fra tuffi e colpi di reni vari il piccolo Mozart blinda la propria porta con una sicurezza quasi spaventosa, con quel tocco di personalità ed ingegno caratteristico solamente di un bambino prodigio, aggraziato come le melodie sublimi e melodiose, dolci e armoniose, del compositore austriaco. Anche Euterpe si sarebbe inchinata di fronte a un tale talento così spontaneamente magnifico, sublime, perfetto. E' il suo fantastico estro poetico, il suo muoversi leggiadro su un numero infinito di note, la sua bravura nel pizzicare quelle corde chiamate parate, che lo porta a fare del mondo mondano un'astratta melodia trascendentale. Una melodia pulita, sobria e fanciullesca che nulla ha in comune col turpe denaro del calcio moderno. Questo bambino conquista tutti, diventa l'esemplificazione dello sport, dei suoi valori, del calcio che non c'è più: quello in grado di unire con la lontananza di due porte.

Ma a ben vedere c'è qualcosa cha va oltre questo piccolo musicista del campo a 7, qualcosa che rimarrà impresso in eterno nelle menti di chi potrà raccontare ai propri nipoti: "Io quel giorno c'ero", qualcosa chiamato poesia, figlia di Calliope, madre di grandi imprese, sorella di Mr Pleba, di Mr.Romano e dei loro ragazzi; penna ornata da un inchiostro dorato, capace di tatuare fra le braccia e le vesti dell'immortale Kronos le imprese di questi eroi omerici, anzi massaziani, che sebbene usciti sconfitti da questa battaglia, verranno ricordati nei secoli per la loro eroica impresa. Già perché quei piccoli lillipuziani, a suon di triangolazioni, 1/2 devastanti, diagonali e cross di sublime fattura, hanno saputo dare una lezione anche ai grandi Gulliver sugli spalti. Dominando con facilità irrisoria dall'inizio alla fine, chiudendo, blindando, costringendo i loro avversari in area di rigore, facendone sparire la chiave per oltre 45 minuti, i seguaci della filosofia Plebaniana di un calcio totale e spregiudicato, costringono infatti i loro avversari all'umiliazione del giogo gioco. Pressing alto, corsa, e una grande organizzazione, ecco quali sono stati i segreti di questo Sant'Elena. Ma stiamo parlando di poesia, e la poesia, si sa, in fin dei conti è sempre sinonimo di utopia. Ecco allora aprirsi sprazzi di macabra realtà in contropiede, simili a quando, ancora appagati da un dolce sogno di una notte di mezz'estate, siamo costretti a svegliarci di fronte ai continui "drin, drin" della sveglia che ci riportano alla quotidianità. Gli immortali, non di Sacchi, ma di Romano e Pleba, concedono così reti del tutto evitabili, finendo per tirarsi la zappa sui piedi da soli.

Il canovaccio tecnico-tattico della partita è infatti chiaro fin dai primi minuti, fin da quando la prima azione offensiva della "Pleba and Romano's band" si spegne sul nascere con un cross rasoterra e arretrato di Perry che innesta così involontariamente il contropiede amaranto. Il Sant'Elena rimane alto a pressare. Gli ospiti sono costretti a un rinvio frettoloso e scomposto a cui tuttavia Fortuna dà le sembianze di un pallonetto preciso e perfetto, un arcobaleno così splendete da abbagliare anche il portiere di casa, tanto che si spegnerà solamente una volta giunto sul fondo della rete. Neanche il gol di Savicevic in quel glorioso Milan-Barcellona 4-0 del 1994 è comparabile a tale opera d'arte per bellezza e genialità. E come si dice in questi casi "nuovo giro, nuova corsa": a neanche 120 secondi di distanza dal primo gol, ecco arrivare il raddoppio della Lucernate con un'azione fotocopia alla precedente. Stesso tiro, stesso risultato.

Finita? Neanche per sogno. I figli di mamma Plebani e papà Romano hanno infatti il carattere, l'esuberanza e la spregiudicatezza giuste per rimettersi in partita e riaprire il discorso qualificazione ai gironi della Champions oratoriale. Ci prova prima stefanino su calcio di rigore, procurato dal solito perry. Ma si vede che la sveglia per il classe 2003 non è ancora suonata, e allora offuscato dalla famosa nebbia di Milano (non di Belgrado) "el picinin" spara alto non di poco. Ma tutto questo è solo il preludio per quella che sarà la rete della speranza, dell'1-2. Rete importante per un giocatore importante, la firma è d'autore. Elia torna così a segnare dopo uno stop di oltre 3 mesi, causa vacanze estive. Il faraone di Sant'Elena si gira in un fazzoletto, ne mette a sedere due o tre, e poi deposita la palla in rete, là dove neanche il piccolo grande Mozart può arrivare. E se al numero 1 della Lucernate abbiamo dato del Wolfgang, è doveroso riferirsi a sua maestà IL faraone, con l'appellativo di Oscar Wilde. Sant'Elena- Lucernate viene così a rappresentare l'eterna lotta fra poesia e musica, fra decadentismo e pre-romanticismo, fra le sorelle Euterpe e Calliope.

Ma questo è il confronto degli ossimori, delle eccezioni alla regola, e così, nel momento più bello di Sant'Elena, uno sciagurato rinvio centrale di Stefanino, regala la possibilità agli amaranto di tornare a 2 grandezze di vantaggio sui rivali di sempre. Ancora una volta i ragazzi di casa si trovano così a dover rincorrere, messi sotto nel punteggio ma non nella filosofia di gioco. Sarà proprio il loro coraggio a permettergli di risollevarsi e ridurre un passivo di ben tre reti, in una sola lunghezza di distanza fra loro e i cugini Gallaratesi. Il tabellone luminoso a soli 5 minuti dalla fine segna il risultato di 4-5. I rosso-blu del "cholo" Plebani e del "el loco" Romano si buttano così in avanti, mettendo sotto scacco la difesa amaranto che si salverà solo per miracolo. La partita invece finirà sul risultato di 4-6, ma questo non è importante.

Ciò che conta, è quello accaduto sugli spalti, al centro della curva Est di Sant'Elena, con continui applausi per una e l'altra squadra, per chi, come Mr. Pleba, ora rischia l'esonero a causa del mancato conseguimento dell'obiettivo stagionale: quello cioè dell'accesso ai gironi di champions league. Ciò che conta si è visto in campo con Elia che va a consolare Stefanino dopo il rigore sbagliato, con il piccolo Mozart che si infortuna e viene compianto da tutto lo stadio, ultras e non, attraverso una melodia commovente e passionale, che sebbene non sia così raffinata come quella del compositore austriaco, è la prova evidente dell'immortalità di quei valori creduti scomparsi in una società che guarda prima l'operato e poi l'uomo. Quello che conta è stato marchiato indelebilmente sul volto di questi bambini con un sorriso, con il divertimento e l'agonismo che solo loro sanno conciliare. Già divertimento - agonismo: l'ossimoro forse più bello; l'ossimoro in grado di accordare secoli e secoli di conflitti fra Euterpe e Calliope, fra grandi poeti e titani musicisti, ma che solo insignificanti bambini hanno saputo armonizzare. Una lacrima poetica in un oceano musicale.